Rendu-Osler-Weber e violenza: Una lettura psicotraumatologica relazionale
Tra genetica, epigenetica e disregolazione emotiva
A cura di: Dott. Massimo Lattanzi e Dott.ssa Tiziana Calzone
Enti: Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC), Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR), Osservatorio Nazionale Omicidi Familiari (ONOF).
Introduzione
In occasione della Giornata Internazionale delle Malattie Rare, l'AIPC, l'ONOF e il CIPR presentano questo contributo scientifico per accendere un faro sulla Sindrome di Rendu-Osler-Weber. L'obiettivo è esplorare l'inedita connessione tra la patologia organica e la psicotraumatologia relazionale, offrendo nuove chiavi di lettura sulla disregolazione emotiva e la prevenzione della violenza.
Abstract
Il presente contributo analizza la Sindrome di Rendu-Osler-Weber (HHT) non solo come patologia ematologica e vascolare, ma come potenziale modello di studio per la disregolazione emotiva e il C-PTSD. Attraverso la lente della psicotraumatologia relazionale, si ipotizza che la compromissione dell'ossigenazione dovuta alle MAV (Malformazioni Artero-Venose) e la mescolanza tra "sangue buono" (ossigenato) e "sangue cattivo" (carico di scorie) riflettano analogicamente il restringimento della finestra di tolleranza. L'articolo esplora la correlazione tra l'iperattivazione biologica, il deficit del controllo degli impulsi e i meccanismi di "autocura" disfunzionale (come l'epistassi e le dipendenze), inquadrandoli in una cornice di trasmissione intergenerazionale ed epigenetica del trauma.
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La dinamica delle MAV: Metafora del sangue "sporco"
Nella sindrome di Rendu-Osler, la formazione di Malformazioni Artero-Venose (MAV), in particolare a livello cerebrale e polmonare, determina un corto circuito emodinamico: una vena introduce in un'arteria (o viceversa), causando una commistione che impedisce il corretto filtraggio dei gas e dei nutrienti. Il sangue si "sporca": quello che dovrebbe essere ossigenato si carica di scorie.
Sotto il profilo neurofisiologico, questa carenza di "sangue buono" può essere letta come una metafora della riduzione della finestra di tolleranza. Nelle persone affette da C-PTSD (Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso), la capacità di integrare gli stimoli è compromessa. Quando il "sangue cattivo" (le scorie emotive, i traumi non elaborati) sovrasta l'ossigenazione cognitiva, il sistema nervoso centrale entra in uno stato di iperattivazione costante.
Il passaggio all'atto grave, inteso come perdita del controllo degli impulsi, avviene proprio quando l'individuo esce dalla propria finestra di tolleranza — che nelle persone traumatizzate è estremamente stretta. La violenza diventa quindi la manifestazione di un sistema "intossicato" che non riesce più a processare correttamente la realtà.
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Epistassi e dipendenze: meccanismi di "autocura"
Un elemento caratteristico della Rendu-Osler è l'epistassi nasale ricorrente. In un'ottica psicotraumatologica, queste emorragie possono essere interpretate come un tentativo arcaico del corpo di "scaricare" una pressione interna insostenibile.
Esiste un'analogia profonda con i sintomi del C-PTSD: così come l'individuo traumatizzato ricorre alle dipendenze o all'iperattivazione per anestetizzare un dolore intollerabile, l'epistassi rappresenta una sorta di "valvola di sfogo" fisica a una saturazione tossica. È una forma di autocura disfunzionale: il corpo espelle il superfluo per evitare il collasso del sistema, proprio come la mente traumatizzata cerca sollievo in comportamenti impulsivi per non sprofondare nel vuoto dissociativo o nella frammentazione dell'identità.
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La trasmissione della vulnerabilità: tra genetica ed epigenetica
Superando la rigida distinzione tra corpo e psiche, è fondamentale comprendere come la sofferenza si tramandi tra le generazioni. La ricerca di Lattanzi e Calzone sulla teleangectasia emorragica ereditaria sottolinea la natura genetica della patologia (mutazione dei geni ENG o ACVRL1).
Tuttavia, interviene l'epigenetica, che modula l'espressione di quel corredo genetico in base all'ambiente relazionale. Un contesto caratterizzato da traumi non elaborati o violenza agisce come un catalizzatore, rendendo l'individuo biologicamente e psicologicamente più vulnerabile. Mentre la genetica traccia il binario della patologia fisica, l'epigenetica e il trauma relazionale definiscono la capacità del soggetto di regolare le proprie emozioni. Il "sangue sporco" non è solo un dato ematico, ma un'eredità di vissuti traumatici che, se non elaborati attraverso la clinica, si cristallizzano nel comportamento violento.
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Conclusione: Verso una nuova consapevolezza relazionale
In questa Giornata Internazionale delle Malattie Rare, dobbiamo gridare con forza che il "sangue sporco" della Rendu-Osler non deve diventare il destino ineluttabile di una vita dominata dalla violenza o dall'isolamento. La vera sfida non è solo arginare l'emorragia fisica, ma bonificare il terreno relazionale in cui la persona cresce e respira. La guarigione è possibile solo quando trasformiamo il passaggio all'atto in consapevolezza, e la disregolazione in regolazione guidata. Sostenere la ricerca e l'intervento psicotraumatologico significa dare ossigeno a chi è rimasto soffocato da scorie traumatiche troppo pesanti da portare da solo. Rompere la catena della trasmissione intergenerazionale del dolore è un atto di civiltà e di amore verso il futuro.
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