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Quando il legame diventa faglia: la violenza estrema nei legami primari e di prossimità Report e analisi psic

31/08/2026 12:30

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Quando il legame diventa faglia: la violenza estrema nei legami primari e di prossimità Report e analisi psico-criminologica sui delitti familiari (Settimana 20 – 26 Agosto 2026)

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Quando il legame diventa faglia: la violenza estrema nei legami primari e di prossimità

Report e analisi psico-criminologica sui delitti familiari (Settimana 20 – 26 Agosto 2026)

 

Introduzione

Il presente report divulgativo nasce dall'attività continuativa di monitoraggio e ricerca promossa dall’Osservatorio Nazionale Omicidi Familiari (ONOF) in sinergia con l’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC APS) — Ente del Terzo Settore fondato nel 2001 — e il Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR).

L'equipe scientifica è coordinata dal Dott. Massimo Lattanzi (psicologo psicoterapeuta, Ph.D. in Scienze Forensi) e dalla Dott.ssa Tiziana Calzone (psicologa psicoterapeuta), con la collaborazione delle tirocinanti dell'associazione, Dott.ssa Giulia Trovato e Dott.ssa Elisa Ninivaggi.

 

Il Modello OSINT e i suoi limiti metodologici

La raccolta dei dati settimanali si basa su una metodologia di tipo OSINT (Open Source Intelligence), attraverso il reperimento, la verifica incrociata e la catalogazione sistematica delle notizie di cronaca nera diffuse dalle principali testate giornalistiche e agenzie di stampa nazionali e locali.

Limiti metodologici da considerare:

  1. Fonti non istituzionali: I dati riflettono quanto reso pubblico dai media nelle prime fasi di indagine e non provengono da registri o statistiche giudiziarie/ministeriali definitive e consolidate.
  2. Fluidità delle evidenze: Nelle prime ore o giorni successivi al fatto, le informazioni sull'esatta dinamica, sul movente, sulla qualificazione giuridica o sullo stato di salute delle persone coinvolte possono subire variazioni e aggiornamenti.
  3. Criterio di conteggio: L'approccio dell'ONOF e dell'AIPC adotta una classificazione orientata alla misurazione dell'impatto relazionale complessivo del delitto familiare, conteggiando come unità d'analisi l'evento critico generato dal medesimo autore anche a fronte di più vittime o di esiti lesivi plurimi.

 

Lo specchio infranto della vicinanza

La cronaca continua a rimandare un’immagine cruda e complessa delle dinamiche relazionali. Tra il 20 e il 26 agosto 2026, l’ONOF e l’AIPC hanno registrato un quadro tanto sintetico quanto eloquente: 4 eventi critici, distribuiti tra 1 omicidio consumato e 3 tentati omicidi, senza eventi suicidari associati.

Se l'immaginario collettivo tende ad associare il crimine violento all'aggressione improvvisa da parte di estranei, i dati confermano ancora una volta una realtà clinica e criminologica opposta: il pericolo più devastante si annida nei contesti di prossimità, dove il legame — biologico, affettivo o di conoscenza — cessa di essere fattore di protezione e si trasforma nel teatro del passaggio all'atto.

 

La mappa dei dati: tra matricidio, conflitti di coppia e prossimità

L’analisi quantitativa della settimana restituisce polarizzazioni nette:

  • Distribuzione di genere degli autori: Nel 100% dei casi (4 su 4), i presunti autori o rei confessi sono di genere maschile. La fascia d'età si divide equamente tra i giovani adulti (18-35 anni, 50%) e l'età matura (36-53 anni, 50%).
  • Genere e tipologia di vittimizzazione: La platea delle vittime complessive (4) vede una parità di genere (50% donne, 50% uomini), ma con una divergenza qualitativa e clinica fondamentale:
    • L’omicidio consumato vede come vittima una donna di 57 anni, uccisa dal figlio trentunenne all'interno delle mura domestiche (Potenza) mediante aggressione fisica diretta.
    • I tentati omicidi (3 casi) vedono come vittime due uomini (tra cui un minore di 15 anni ferito con arma da taglio nel tentativo di arginare un conflitto familiare a La Spezia, e un tentato omicidio a colpi di accetta a Roma) e una donna (sopravvissuta al tentativo del partner di inabissarsi in auto nel porto di Rimini).
  • Il Grado di familiarità:
    • Conoscenti: 50% (2 casi su 4, entrambi tentati omicidi che coinvolgono vittime maschili).
    • Parenti di sangue: 25% (il matricidio).
    • Partner: 25% (il tentato femminicidio).
  • Strumenti del passaggio all’atto: Negli omicidi consumati domina l'aggressione fisica corpo a corpo (100%); nei tentati omicidi prevalgono l'arma da taglio (67%) e le armi improprie/mezzi lesivi indiretti (33%).

 

Lettura psicotraumatologica: oltre la violenza, dentro la disregolazione emotiva

Dal punto di vista della psicotraumatologia relazionale, i delitti consumati o tentati all'interno della rete di familiarità non nascono nel vuoto, ma rappresentano l'epilogo drammatico di una prolungata vulnerabilità clinica.

  1. Il Grado di familiarità come catalizzatore: Il grado di familiarità qualifica il livello di investimento affettivo ed emotivo. Più la relazione è stretta (consanguineità, convivenza, vicinanza costante), maggiore è la risonanza dei conflitti irrisolti e delle proiezioni traumatiche.
  2. C-PTSD e la "Finestra di Tolleranza" ristretta: Nelle persone con storie di trauma complesso dello sviluppo (C-PTSD) e traumi relazionali, la finestra di tolleranza emotiva e neurofisiologica è estremamente ridotta. Di fronte a trigger relazionali percepiti come minacce intollerabili all'identità o alla sicurezza, il sistema nervoso collassa rapidamente in stati di iper-arousal.
  3. Il Passaggio all'atto come perdita del controllo degli impulsi: L'uscita repentina dalla finestra di tolleranza determina un blackout cognitivo ed emotivo. Il comportamento lesivo — che si manifesti con un'arma o a mani nude — non è una scelta strategica razionale, ma una disfunzionale e catastrofica scarica motoria: un passaggio all'atto grave guidato dalla totale perdita della regolazione degli impulsi.

 

COMING SOON – NOVEMBRE 2026 A ROMA: LA FRONTIERA DELLA FORMAZIONE CLINICA

Prendere in carico il trauma e la violenza richiede una preparazione specialistica d’eccellenza. A novembre si terrà a Roma un fine settimana intensivo di alta formazione e supervisione clinica dedicato ai professionisti della salute e dell'ambito forense. In anteprima assoluta sarà presentato N.E.S.T. 2.0 (Neuro-Emotional Stress & Traumatic Resonance Protocol): la rivoluzionaria tecnologia metodologica che integra biofeedback e simulazioni cliniche per mappare e padroneggiare le risposte non verbali, lo stress neuro-emotivo e la risonanza traumatica del clinico nella gestione dei casi più complessi e ad alta efferatezza!

 

Prevenzione clinica e presa in carico: L'impegno AIPC e CIPR

Affrontare la violenza relazionale significa superare le sole letture sociologiche per entrare nel dominio dell'assessment clinico del rischio. Il protocollo clinico integrato VERA (Violence Emotional Risk Assessment) si colloca proprio su questo crinale: una valutazione del rischio a matrice clinico-psicofisiologica, volta a intercettare i precursori e i marker della disregolazione emotiva prima che l'uscita dalla finestra di tolleranza determini il passaggio all'atto grave.

Attraverso l'integrazione di strumenti diagnostici mirati e percorsi di psicotraumatologia relazionale, l'approccio di AIPC e CIPR persegue un obiettivo fondamentale: consentire alle persone coinvolte (autori, vittime e contesti familiari) di rielaborare le esperienze traumatiche e ristabilire un'adeguata autoregolazione neurovegetativa e comportamentale.

Contatti e sportello di ascolto AIPC – CIPR sedi di Pescara e di Roma

Lo sportello di ascolto e orientamento sulla violenza è attivo per vittime, autori e familiari:

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