L'amore a scadenza: il "trigger" di San Valentino tra finestre di tolleranza e ferite relazionali primarie
A cura di: Alice Russo, Elisa Ninvaggi, Federica Ruffini, Federico Maroli, Francesca Candus, Giulia Trovato, Massimo Lattanzi e Tiziana Calzone.
Enti: Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC), Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR), Osservatorio Nazionale Omicidi Familiari (ONOF).
Abstract
Il presente studio analizza l'impatto della ricorrenza di San Valentino sulla tenuta emotiva di un campione di giovani adulti, indagando come l'obbligo sociale della celebrazione affettiva possa agire da stimolo avversivo. Attraverso l'elaborazione dei dati raccolti, emerge una stratificazione del disagio: mentre gli uomini più giovani (18-24 anni) mostrano una maggiore vulnerabilità al condizionamento sociale e al dovere del "regalo riparativo", la popolazione femminile tra i 25 e i 30 anni manifesta la risonanza più elevata con le ferite relazionali primarie e il senso di inadeguatezza sociale.
Introduzione
In ottica psicotraumatologica relazionale, la festività tende a restringere la "finestra di tolleranza" dei soggetti, in particolare in presenza di vissuti legati al C-PTSD. Tale contrazione dello spazio di elaborazione emotiva può condurre a una marcata disregolazione, manifestandosi attraverso irritabilità e potenziale perdita del controllo degli impulsi. I risultati suggeriscono la necessità di approcci clinici specialistici, come quelli documentati dal CIPR e dall'AIPC, volti a mitigare l'impatto dei traumi relazionali e a prevenire il passaggio all'atto grave, spesso favorito da una percezione distorta della familiarità e delle aspettative sociali.
Negli studi sulla psicotraumatologia relazionale e sulla profilazione criminologica, il grado di familiarità rappresenta una variabile qualificante fondamentale. San Valentino, enfatizzando il legame di coppia, mette a nudo la qualità di tale familiarità. Per chi vive relazioni disfunzionali, la festa non è una celebrazione, ma un attivatore di stress che può esacerbare la perdita del controllo degli impulsi.
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Analisi descrittiva dei risultati
L’analisi dei dati evidenzia una progressione del carico emotivo e sociale legata all’età e al genere.
Negli Uomini tra i 18 e i 24 anni, il punteggio medio di 7.50 delinea un profilo al limite dell'equilibrio, ma fortemente caratterizzato dal Condizionamento Sociale (3.75). In questa fascia, la ricorrenza è vissuta principalmente come un "automatismo commerciale" e un dovere per evitare il giudizio, sebbene la regolazione emotiva appaia ancora preservata. Con l’avanzare dell’età, negli Uomini 25-30 anni (7.60), si osserva un lieve aumento della reattività emotiva (RE 3.68), compensato però da una minore pressione percepita dal condizionamento esterno rispetto ai più giovani.
Nelle Donne, il quadro appare più complesso. Nella fascia 18-24 anni (8.40), si registra il picco della regolazione emotiva (3.90), indicando che la festa funge da trigger che restringe la finestra di tolleranza, portando a stati di ansia o pressione. Infine, le Donne tra i 25 e i 30 anni presentano il punteggio più elevato (9.12), rientrando stabilmente nel Profilo condizionato. Questo gruppo mostra la maggiore vulnerabilità rispetto alle Ferite primarie e al trauma relazionale (2.16), segno che la ricorrenza riattiva con più forza vissuti di inadeguatezza e dolore legato ad abbandoni passati.
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Disregolazione emotiva e finestra di tolleranza
I dati indicano che le donne tra i 25 e i 30 anni mostrano una significativa risonanza con ferite relazionali passate. In ottica clinica, questo si traduce in una finestra di tolleranza molto stretta, come documentato dalle ricerche del CIPR, ONOF e AIPC. Quando le aspettative sociali eccedono le capacità di autoregolazione del soggetto, si verifica il passaggio all'atto grave: l'irritabilità e la pressione si trasformano in una perdita del controllo degli impulsi, dove l'agito sostituisce l'elaborazione del dolore.
Il peso del trauma e del condizionamento sociale
Mentre i giovani uomini (18-24) sembrano più soggetti al condizionamento sociale "superficiale", nelle donne della fascia successiva emerge il peso del trauma relazionale e della vergogna. Il senso di "essere sbagliati" se soli o non celebrati riattiva il C-PTSD (Trauma Complesso), dove il presente viene sovrascritto dai rifiuti del passato. In questi casi, il regalo o la celebrazione assumono una funzione riparativa distorta, nel tentativo disperato di stabilizzare un'identità relazionale frammentata.
Conclusioni
L'analisi suggerisce che San Valentino può rappresentare un rischio per la tenuta psicologica di chi ha vissuti traumatici non risolti. È essenziale riconoscere i segnali della disregolazione prima che sfocino in passaggi all'atto. Il Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR) offre approcci specialistici per supportare la guarigione dai traumi relazionali, integrando metodologie avanzate come il biofeedback per allargare la finestra di tolleranza e ritrovare l'equilibrio.
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