100% di vittime uomini negli omicidi familiari. Report ONOF settimana 26 febbraio – 4 marzo 2026
A cura di: Tiziana Calzone, Massimo Lattanzi e Francesca Candus
Enti di riferimento: Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC), Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR), Osservatorio Nazionale Omicidi Familiari (ONOF).
Abstract
Il presente studio analizza l’incidenza dei delitti familiari nel periodo compreso tra il 26 febbraio e il 4 marzo 2026. Attraverso la lente della psicotraumatologia relazionale, la violenza viene interpretata come l’esito di una grave disregolazione emotiva e del superamento della finestra di tolleranza, particolarmente ristretta in soggetti con C-PTSD (trauma complesso). I dati, raccolti tramite modalità OSINT dalle testate giornalistiche, evidenziano una prevalenza assoluta di vittime maschili negli omicidi (100%) e l’uso esclusivo dell’arma da taglio come segnale di un passaggio all’atto impulsivo legato alla perdita del controllo degli impulsi.
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Metodologia OSINT e protocollo VERA
I dati riportati sono stati estratti e analizzati attraverso la modalità OSINT (Open Source Intelligence), basandosi sui casi di cronaca e non su fonti istituzionali. Per la valutazione del rischio, l’equipe multidisciplinare utilizza il protocollo VERA (Violence Emotional Risk Assessment), focalizzato sulla dimensione emotiva del passaggio all’atto grave. A differenza del protocollo ASVS, dedicato alla valutazione del rischio in chiave clinica, il protocollo VERA permette di decodificare la disregolazione emotiva e l’iper-attivazione dei sistemi di minaccia in risposta a traumi relazionali, analizzando la variabile del grado di familiarità che qualifica il legame tra autore e vittima.
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Analisi dei macro-profili per genere e tipologia di delitto
L’analisi evidenzia differenze strutturali profonde tra gli omicidi consumati e i tentati omicidi, delineando macro-profili di genere distinti.
1. Il profilo del genere maschile
L’uomo emerge come la vittima elettiva della settimana, rappresentando il 100% delle vittime di omicidio e l’80% delle vittime di tentato omicidio. Il profilo della vittima maschile di omicidio è saturato nella fascia d’età 54-71 anni (100%), colpito in egual misura da partner (50%) e conoscenti (50%).
Come autore, l’uomo è responsabile del 50% degli omicidi e dell’80% dei tentati omicidi. Il macro-profilo dell’autore uomo lo vede agire prevalentemente nella fascia d’età 36-53 anni, colpendo esclusivamente conoscenti (100%) e operando esclusivamente nel Nord Italia (100%).
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2. Il profilo del genere femminile
La donna non compare tra le vittime di omicidio (0%), ma rappresenta il 20% delle vittime di tentato omicidio, colpita esclusivamente da conoscenti (100%) nel Sud e Isole.
In qualità di autrice, la donna è responsabile del 50% degli omicidi e del 20% dei tentati omicidi. Il suo macro-profilo è caratterizzato da un’età più matura, nella fascia 54-71 anni, con un target relazionale specifico: colpisce esclusivamente il partner (100%) e agisce esclusivamente nel Sud e Isole (100%).
3. Omicidi vs tentati omicidi
Mentre negli omicidi la vittima è sempre uomo e l’età è fissa (54-71), nei tentati omicidi il raggio relazionale si amplia includendo i parenti (40%) oltre ai conoscenti (60%), con una distribuzione geografica che premia il Nord (60%). In entrambe le categorie, l’arma da taglio è utilizzata nel 100% dei casi, confermando il carattere impulsivo dell’aggressione.
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Analisi psicotraumatologica: Il caso di Livorno
Il caso di un omicidio avvenuto in uno studio professionale a Livorno esemplifica la dinamica del passaggio all’atto grave:
Il legame: L’autore e la vittima erano legati da un grado di familiarità di “conoscenza/colleganza”.
La disregolazione: L’aggressione con arma da taglio suggerisce una massiccia disregolazione emotiva dovuta all’uscita dalla finestra di tolleranza.
Il passaggio all’atto: L’atto rappresenta l’apice di un’iper-attivazione dei sistemi di minaccia; l’offender non riesce a mediare il conflitto tramite il pensiero, ricorrendo alla violenza fisica impulsiva per interrompere uno stato di tensione intollerabile, tipico dei quadri di trauma relazionale documentati dalla ricerca del CIPR e dell’AIPC.
Supporto e ricerca: La prevenzione degli omicidi familiari richiede percorsi clinici specialistici e l’integrazione di metodologie avanzate come il biofeedback. Puoi contribuire concretamente al nostro lavoro: 5x1000: C.F. 97238660589. Donazioni liberali: IBAN AIPC IT83I0760103200000056039688 o tramite il c.c.p. nr. 56039688.
Conclusione
I dati confermano che il rischio di violenza coinvolge l’intera rete della familiarità, superando i pregiudizi di genere. L’evidenza dell’uso esclusivo di armi da taglio sottolinea la natura disregolata di tali atti. Risulta indispensabile l’adozione di protocolli come il VERA per identificare i segnali di rischio emotivo prima che la restrizione della finestra di tolleranza conduca al collasso relazionale finale.
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