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Come il trauma cambia l'architettura del cervello

09/01/2026 11:11

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Come il trauma cambia l'architettura del cervello

Architetture del trauma: Riprogrammazione delle dinamiche cerebrali globali e disregolazione relazionale​A cura di: Massimo Lattanzi e Tiziana Calzone

 

Come il trauma cambia l'architettura del cervello

​A cura di: Massimo Lattanzi e Tiziana Calzone

 

Abstract

​Le avversità precoci non si limitano a colpire aree cerebrali isolate, ma riconfigurano l’intera rete neurale, predisponendo l’individuo a una vulnerabilità cronica. Il presente articolo approfondisce i meccanismi molecolari e sistemici di tale riprogrammazione, utilizzando i dati della ricerca condotta da Uselman et al. (2026) e integrandoli con il modello della psicotraumatologia relazionale dell’AIPC e del CIPR. L’obiettivo è analizzare come l’iperattività cerebrale basale e la sensibilizzazione alla minaccia riducano la finestra di tolleranza, alimentando la disregolazione emotiva e il rischio di passaggi all’atto.

 

1.     ​La Mappatura dell’Attività Cerebrale: Oltre le Singole Regioni

​La ricerca scientifica recente ha superato l’approccio localizzazionista. Grazie a tecniche avanzate come la risonanza magnetica con manganese (MEMRI), è stato dimostrato che il trauma infantile agisce come un “architetto” che riorganizza il cervello su scala globale.

​Iperattività Basale Diffusa: Lo studio evidenzia che le avversità precoci inducono uno stato di elevata attività neurale che persiste in età adulta, indipendentemente dalla presenza di stimoli stressanti immediati.

​Sistemi di Sopravvivenza e Rete Predefinita: Le alterazioni non riguardano solo la corteccia, ma si estendono alle strutture profonde responsabili degli istinti di sopravvivenza (amigdala, ipotalamo). Queste aree rimangono “accese”, esaurendo le risorse cognitive necessarie per la regolazione sociale.

 

International Summit: Dal C-PTSD alla Pet Therapy: percorsi integrati di regolazione emotiva nei casi di violenza. Roma, 13 febbraio 2026.

Ore 15:00 – 19:00 SALA TEVERE, Regione Lazio – Via C. Colombo, 212

Un panel d’eccellenza per la valutazione del trauma complesso e delle dinamiche relazionali violente. 

INGRESSO GRATUITO. PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA. SARA’ RILACIATO L’ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE. POSTI LIMITATI

Clicca sul link per la scheda di iscrizione

https://www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it/articoli/post/283919/international-summit:-dal-c-ptsd-alla-pet-therapy:-percorsi-integrati-di-regolazione-emotiva-nei-casi-di-violenza-roma-13-febbraio-2026

 

2.     ​Sensibilizzazione alla Minaccia e Disregolazione Emotiva

​Un punto cardine della ricerca di Uselman (2026) è la scoperta che il cervello traumatizzato risponde in modo sproporzionato a nuove minacce. Nella lente di Lattanzi e Calzone, questo si traduce in una finestra di tolleranza estremamente ridotta.

​Uscita dalla Finestra di Tolleranza: Nelle persone con C-PTSD (Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso), anche stimoli neutri o debolmente stressanti possono innescare un’uscita dalla finestra di tolleranza, portando a stati di iper-arousal (rabbia, panico) o ipo-arousal (dissociazione).

​Perdita del Controllo degli Impulsi: L’iperattività cronica dei circuiti della minaccia compromette la capacità di inibizione della corteccia prefrontale. Il “passaggio all’atto grave” diventa quindi la conseguenza clinica di una mente che non riesce più a processare l’emozione all’interno della relazione.

 

3.     ​Messaggeri Chimici e Prospettive di Intervento

​La fonte suggerisce che l’identificazione dei percorsi molecolari e dei messaggeri chimici specifici sia la chiave per futuri trattamenti. In ambito clinico, l’AIPC e il CIPR applicano già questo principio attraverso:

​Protocolli di Biofeedback: Strumenti utilizzati per monitorare e “resettare” la risposta fisiologica allo stress, aiutando il soggetto a riappropriarsi della propria autoregolazione.

​Analisi della Familiarità: L’approccio dell’AIPC enfatizza come il grado di familiarità negli omicidi familiari e nei crimini relazionali sia strettamente legato a queste dinamiche di disregolazione profonda, dove l’altro non è più percepito come una figura di attaccamento ma come una minaccia intollerabile.

Conclusione

​Comprendere quali regioni siano state sensibilizzate dal trauma permette di passare da una clinica del sintomo a una clinica della riparazione. La sfida della psicotraumatologia relazionale è quella di “disinnescare” i circuiti di allerta permanente creati dalle avversità precoci. Solo attraverso un intervento che integri la consapevolezza neurobiologica e la riparazione del legame affettivo è possibile prevenire l’insorgenza di ansia, depressione e condotte violente.

​Il Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR) e l’AIPC offrono supporto specialistico per chiunque riconosca in queste dinamiche la propria storia personale, promuovendo percorsi di crescita e stabilità emotiva.

Sito di riferimento:

 www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it

​Email: aipcitalia@gmail.com

​WhatsApp: 3924401930

Riferimenti Bibliografici

​Petrova, K. (2026). Le avversità nei primi anni di vita possono riprogrammare radicalmente le dinamiche cerebrali globali.

​Uselman, T. W., Jacobs, R. E., & Bearer, E. L. (2026). Riconfigurazione dell’attività neurale cerebrale dopo le avversità della prima infanzia, PNAS.

​Lattanzi, M., Calzone, T. Archivio Ricerche AIPC/CIPR su C-PTSD e Finestra di Tolleranza.

​Ricerca documentata CIPR, ONOF, AIPC sulla disregolazione emotiva e il passaggio all’atto.

 

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