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Radiografia degli omicidi e tentati omicidi familiari. Report settimanale ONOF: 19 – 25 marzo 2026

30/03/2026 14:53

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Radiografia degli omicidi e tentati omicidi familiari. Report settimanale ONOF: 19 – 25 marzo 2026

Radiografia degli omicidi e tentati omicidi familiari. Report settimanale ONOF: 19 – 25 marzo 2026A cura di: Dott. Massimo Lattanzi, Dott.ssa Tiziana

Radiografia degli omicidi e tentati omicidi familiari. Report settimanale ONOF: 19 – 25 marzo 2026

A cura di: Dott. Massimo Lattanzi, Dott.ssa Tiziana Calzone e Dott.ssa Elisa Ninivaggi.

Enti di riferimento: AIPC (Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia), CIPR (Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale), ONOF (Osservatorio Nazionale Omicidi Familiari).

 

Il monitoraggio costante effettuato tramite metodologia OSINT evidenzia una drammatica coerenza nei pattern di violenza relazionale. La totalità degli agiti è riconducibile a una matrice maschile, confermando il nesso tra disregolazione emotiva e collasso dei sistemi di mediazione cognitiva nei legami di prossimità.

1.       Distribuzione e profilo degli autori

Nel periodo in esame sono stati registrati 14 eventi gravi, equamente ripartiti tra 7 omicidi consumati (50%) e 7 tentati omicidi (50%). La variabile del genere dell’autore rimane un dato immutabile: il 100% degli autori (14 su 14) è di genere maschile.

Sotto il profilo anagrafico, la violenza non appare come un fenomeno giovanile, bensì come una crisi della maturità: la fascia d’età tra i 35 e i 55 anni rappresenta il 64% dei casi (9 autori), seguita dai soggetti over 65 (21%, 3 autori) e dai giovani adulti tra i 18 e i 34 anni (15%, 2 autori).

 

Supporto e ricerca: La prevenzione degli omicidi familiari richiede percorsi clinici specialistici e l’integrazione di metodologie avanzate come il biofeedback. Puoi contribuire concretamente al nostro lavoro: 5x1000: C.F. 97238660589. Donazioni liberali: IBAN AIPC IT83I0760103200000056039688 o tramite il c.c.p. nr. 56039688.

 

2.       Analisi delle vittime e grado di familiarità (ONOF)

Il genere delle vittime (9 donne, 64% e 5 uomini, 36%) e il loro legame con l’autore rivelano dinamiche psicotraumatologiche specifiche:

Legami di coppia (Partner/Ex Partner): Costituiscono il 50% dei casi totali (7 eventi). In questa categoria, la letalità verso la donna è quasi assoluta: l’86% delle vittime è di genere femminile, confermando che la rottura del legame o la gelosia ossessiva agiscono come trigger di una disregolazione terminale.

Legami ascendenti (Genitori): Rappresentano il 36% dei casi (5 eventi). Le vittime sono ripartite tra madri (60%) e padri (40%), spesso all’interno di una convivenza logorata da dipendenze o fragilità psichiche dell’autore.

Legami collaterali (Fratelli/Zii): Costituiscono il restante 14% (2 eventi), caratterizzandosi per conflitti impulsivi e simmetrici tra uomini.

 

Ascolta il podcast sul canale AIPC Editore su Spotify, MENTE|CRIMINE|TRAUMA: “Omicidi Familiari: Il " Radiografia clinica e statistica degli omicidi e tentati omicidi familiari. Report settimanale ONOF: 19 – 25 marzo 2026". Clicca sul link: https://open.spotify.com/episode/6VZjMY9P43EDMTIzfIM1Yx?si=OLkj-jRhSB2Lyi4y7794Kg

 

Case Study 1: Omicidio consumato (Disregolazione terminale)

I Fatti: In un contesto urbano del Nord Italia, un uomo di 52 anni ha esploso diversi colpi d'arma da fuoco contro la compagna convivente al culmine di una discussione legata alla volontà di lei di interrompere la relazione. Dopo l'agito, l'autore ha rivolto l'arma contro sé stesso, ponendo fine alla propria vita. Non risultavano denunce pregresse, ma i testimoni descrivono un clima di controllo ossessivo e isolamento sociale della vittima nelle settimane precedenti.

Breve analisi psicotraumatologica: L'evento si configura come una disregolazione terminale. L'arma da fuoco e l'omicidio-suicidio indicano il collasso totale dei sistemi di mediazione cognitiva. L'autore, probabilmente affetto da una finestra di tolleranza estremamente ridotta (compatibile con quadri di C-PTSD non trattati), ha percepito l'abbandono come una minaccia vitale annichilente. Il passaggio all'atto estremo è il tentativo disperato di "fermare il tempo" e annullare la fonte del dolore psichico intollerabile attraverso la distruzione dell'altro e di sé.

 

Per Psicologi, Psicoterapeuti e Psichiatri

La Supervisione Clinica è fondamentale per potenziare la tenuta del setting e la gestione di casi complessi. L'integrazione di protocolli scientifici (VERA/SVITR) e Biofeedback permette di tutelare il professionista e offrire al paziente una lettura accurata del trauma.

Inizio: venerdì 17 aprile 2026 (18:30 – 20:00). Modalità: Online (GoToMeeting), frequenza mensile, gruppo ristretto (max 10). Investimento: € 60,00 (IVA inclusa) a seduta. Iscrizioni: aipcroma@gmail.com

 

3. Analisi comparativa: Consumati vs tentati

L’analisi descrittiva delle variabili evidenzia una divergenza netta tra l’evento letale e quello interrotto:

 

L'Omicidio consumato: La disregolazione terminale

Nell'omicidio consumato, la vittima è quasi sistematicamente una donna (86%). La modalità esecutiva è caratterizzata da una violenza estrema, con un uso prevalente di armi da fuoco o oggetti contundenti pesanti (71%). Questi strumenti indicano una precisa volontà di annullare definitivamente la fonte del dolore psichico, rendendo l'arma da taglio un'opzione meno frequente (29%). In questo scenario si configura una disregolazione terminale: l'autore annulla l'altro e, in molti casi, rivolge la violenza contro se stesso o precipita in stati catatonici subito dopo l'agito.

 

Per Presidenti di CAV e CUAV

La collaborazione con i Centri Antiviolenza e i Centri per Uomini Autori di Violenza mira a interrompere la catena del trauma attraverso una valutazione scientifica rigorosa:

CAV: Comprendere che la vulnerabilità acquisita e la scelta del "partner/predatore" non sono colpe, ma risposte adattive a segnali non verbali (familiarità emotiva). È cruciale mappare l'invisibilità sociale tramite le scale VIS/SVITR.

CUAV: È prioritario valutare la finestra di tolleranza tramite Biofeedback. La mancata elaborazione dei traumi porta a una cronica disregolazione emotiva e alla perdita del controllo degli impulsi, individuando nella vittima una fonte di scarico dell'attivazione traumatica.

Contributo: Le attività prevedono un contributo spese contenuto. Contatti per collaborazioni, iscrizioni e invio casi: aipcroma@gmail.com

 

Il Tentato Omicidio: L'Impulsività Reattiva

Nel tentato omicidio, il profilo della vittima muta radicalmente, diventando prevalentemente maschile (57%). Qui domina l'impulsività reattiva e l'impiego quasi esclusivo di armi da taglio (86%), come coltelli da cucina reperiti nel culmine della lite. Solo nel 14% dei casi si registra l'uso di armi da fuoco o oggetti pesanti. La natura spesso simmetrica del conflitto (ad esempio tra fratelli o conoscenti) e la capacità di reazione della vittima permettono, in questi episodi, di evitare l'esito infausto, confermando una dinamica di scontro immediato piuttosto che di annientamento pianificato.

 

Contributo: Le attività prevedono un contributo spese contenuto. Contatti per collaborazioni, iscrizioni e invio casi: aipcroma@gmail.com

Per Avvocati

Grazie a un'esperienza sul campo di oltre 15 anni nel trattamento di condannati per reati da Codice Rosso, offriamo consulenze tecniche per trasformare la strategia difensiva. Attraverso la prova scientifica (Protocollo VERA e scale SVITRE), documentiamo come il collasso della finestra di tolleranza sostituisca la narrazione del "raptus" con una ricostruzione oggettiva basata sulla psicotraumatologia.

Sospensione della Pena: Percorsi riabilitativi certificati a frequenza settimanale. Le attività prevedono un contributo spese contenuto. Modalità: Percorso misto (presenza/distanza), con l'obbligo di valutazione iniziale (Protocollo V.E.R.A.) rigorosamente in presenzaContatti per collaborazioni e invio casi: aipcroma@gmail.com

 

Case study 2: Tentato omicidio (Disregolazione reattiva)

I Fatti: In una provincia del Centro Italia, durante una lite per motivi di gestione della convivenza e fragilità economiche, un uomo di 40 anni ha aggredito il fratello convivente utilizzando un coltello da cucina prelevato repentinamente dal bancone. L'aggressione è stata interrotta dalla reazione fisica della vittima e dal pronto intervento di un terzo familiare che ha allertato i soccorsi. L'autore è rimasto sul luogo del delitto in stato di shock e apparente confusione mentale fino all'arrivo delle forze dell'ordine.

Breve analisi psicotraumatologica: In questo caso osserviamo una disregolazione reattiva/impulsiva. L'uso dell'arma bianca (strumento di uso quotidiano reperito sul momento) e la natura simmetrica del conflitto suggeriscono un'esplosione emotiva dovuta all'uscita dalla finestra di tolleranza in un contesto di accumulo traumatico (legami collaterali logorati). A differenza del caso precedente, non vi è una pianificazione annichilente, ma un collasso dei freni inibitori in risposta a uno stimolo percepito come intollerabile nel "qui ed ora".

 

4. Sintesi psicotraumatologica: Disregolazione e C-PTSD

I dati numerici confermano che il passaggio all’atto grave non è un evento sociale isolato, ma l’esito clinico di una finestra di tolleranza estremamente ridotta, tipica dei soggetti con C-PTSD (Trauma Complesso).

La disregolazione terminale (omicidi consumati) e quella reattiva (tentati omicidi) sono espressioni di un sistema di minaccia iper-attivato che esclude la mediazione della parola. Geograficamente, il fenomeno colpisce in modo omogeneo: il Nord e il Centro registrano ciascuno il 36% degli eventi (5 casi per area), mentre il Sud e le Isole il 28% (4 casi).

 

Conclusione

La cronaca di questa settimana ci consegna il ritratto nudo di una fragilità maschile che, privata di strumenti per la regolazione affettiva, si frantuma e si trasforma in furia distruttiva. Quando la parola abdica e la finestra di tolleranza si chiude, il legame di sangue o l'intimità affettiva smettono di essere un porto sicuro per diventare un bersaglio.

Il passaggio all'atto grave non è che l'urlo muto di un sistema nervoso sopraffatto, dove la mano diventa l'unico, tragico interprete di un dolore che non ha trovato un linguaggio per dirsi. Guarire non significa solo fermare la violenza, ma compiere l'atto rivoluzionario di ripristinare la capacità di abitare il conflitto. Significa educare alla vulnerabilità affinché la rabbia non sia più l'unica difesa contro l'impotenza, trasformando il trauma in un'occasione di consapevolezza e la ripetizione in una possibilità di autentica rinascita.

 

Contatti e Supporto: AIPC e CIPR offrono supporto specialistico per la gestione dei traumi e della disregolazione emotiva.

Sito: www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it

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