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Il trauma relazionale precoce: La delusione del genere

06/04/2026 18:58

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Il trauma relazionale precoce: La delusione del genere

Il trauma relazionale precoce: La delusione del genereA cura di: Dott. Massimo Lattanzi e Dott.ssa Tiziana CalzoneEnti di riferimento: AIPC (Associazi

Il trauma relazionale precoce: La delusione del genere

A cura di: Dott. Massimo Lattanzi e Dott.ssa Tiziana Calzone

Enti di riferimento: AIPC (Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia), CIPR (Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale), ONOF (Osservatorio Nazionale Omicidi Familiari).

 

Supporto e ricerca: La prevenzione degli omicidi familiari richiede percorsi clinici specialistici e l’integrazione di metodologie avanzate come il biofeedback. Puoi contribuire concretamente al nostro lavoro: 5x1000: C.F. 97238660589. Donazioni liberali: IBAN AIPC IT83I0760103200000056039688 o tramite il c.c.p. nr. 56039688.

 

Introduzione: Il vuoto relazionale e la fame somatica

​La testimonianza di Iva Zanicchi, riportata nell’intervista di Isabella Fantigrossi (Corriere della Sera, 4 aprile 2026), non rappresenta soltanto un frammento di memoria storica, ma costituisce un paradigma clinico di straordinaria rilevanza per lo studio del trauma relazionale precoce. Al centro della narrazione emerge la figura di una neonata che “percepisce l’atmosfera” di un ambiente domestico segnato dalla delusione: quella di un padre, Zeffiro, le cui aspettative di genere vengono frustrate dalla nascita di una figlia femmina.

​In questa cornice, il sentirsi “non amata” cessa di essere un’astrazione emotiva per divenire una ferita biologica. Attraverso la lente del C-PTSD (Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso), possiamo osservare come il rifiuto primario agisca sulla regolazione del sistema nervoso, determinando una finestra di tolleranza estremamente ristretta. ​Il pianto inconsolabile e la successiva “fame terribile” descritta dall’artista non sono semplici necessità fisiologiche, bensì segnali di una disregolazione emotiva profonda. In assenza di un rispecchiamento affettivo che garantisca sicurezza, l’organismo mette in atto un tentativo disperato di compensazione: il vuoto identitario lasciato dalla “festa annullata” e dal mancato riconoscimento paterno viene convertito in una fame insaziabile, dove il cibo (il pancotto) assume la funzione di regolatore esterno per placare un sistema in costante stato di allarme.

​Questa analisi si propone di esplorare come la delusione genitoriale si trasformi in una memoria corporea indelebile, tracciando il legame tra il trauma del “non essere voluti” e la ricerca compulsiva di un colmamento attraverso l’incorporazione.

 

L'appello ai Centri Antiviolenza (CAV) è di integrare strumenti scientifici per mappare il rischio:

Scale SVITR/SVITRE: Per misurare l'impatto traumatico e l'iper-vigilanza. Scala VIS: Per quantificare l'invisibilità sociale della vittima. Biofeedback: Per rendere la donna consapevole della propria allerta somatica, permettendole di riconoscere i segnali di pericolo fisico prima del parossismo. Contatti per Formazione e Valutazione Specialistica: L’AIPC e il CIPR offrono percorsi di formazione (presenza/distanza) per operatrici, mirati alla gestione della disregolazione emotiva. Contatti: aipcroma@gmail.com

 

Il C-PTSD (Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso) originato nel periodo prenatale e perinatale rappresenta una delle sfide più profonde della psicotraumatologia relazionale. Non parliamo di un singolo evento traumatico (come un incidente o una catastrofe), ma di un trauma strutturante che agisce sulla "materia prima" del Sé prima ancora che si formi la parola.

In questo contesto, il trauma non è ciò che è accaduto, ma ciò che è mancato o l'atmosfera di minaccia in cui la vita si è sviluppata.

 

1. La Fase prenatale: l'atmosfera dell'attesa

Il trauma prenatale non riguarda solo eventi esterni, ma la disregolazione emotiva materna che viene trasmessa al feto attraverso mediatori neurochimici (cortisolo, catecolamine).

L'ambiente intrauterino come "campo relazionale": Se la madre vive in uno stato di paura, rifiuto o dissociazione, il feto si sviluppa in un ambiente biochimico di allarme costante.

Imprinting Neurobiologico: Questo "bagno ormonale" modella l'asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene) del nascituro, predisponendolo a una risposta di stress iper-reattiva. In termini clinici, si gettano le basi per quella finestra di tolleranza molto stretta documentata dalle ricerche di CIPR, ONOF e AIPC.

 

Ascolta il podcast sul canale AIPC Editore su Spotify, MENTE|CRIMINE|TRAUMA: “Il trauma relazionale precoce: La delusione del genere".  Clicca sul link: 

 

2. La fase perinatale: il trauma del non-riconoscimento

Il momento della nascita e i primi giorni di vita sono cruciali. Riprendendo il concetto della "festa annullata", il trauma perinatale si manifesta come un rifiuto dell'esistenza biologica.

Il Trauma massivo: Quando una neonata viene accolta con delusione (per il genere, per il momento sbagliato, per proiezioni genitoriali irrisolte), sperimenta un vuoto relazionale che è percepito come una minaccia alla sopravvivenza.

La ferita d'identità: Il neonato "legge" il corpo e lo sguardo del caregiver. Se quel corpo è rigido e quello sguardo è assente o deluso, il bambino introietta un senso di "non essere voluto" che frammenta l'identità nascente.

 

Appello all'Azione per i CUAV

Invitiamo coordinatori e operatori a elevare gli standard di tutela. Non basta osservare la condotta; bisogna decodificare i marker somatici del rischio. Valutazione specialistica: Inviate i casi critici (isolamento, depressione, perdite) presso le nostre strutture. Formazione: Percorsi in presenza o a distanza su C-PTSD e gestione della disregolazione. Contatti: aipcroma@gmail.com

 

Scarica le slide “Il trauma relazionale precoce: La delusione del genere”. Clicca sul link:

 

3. C-PTSD e la finestra di tolleranza

Il cuore del C-PTSD neonatale risiede nella disregolazione dei sistemi di sopravvivenza. Poiché il sistema nervoso non è stato co-regolato da un adulto sicuro, la persona cresce con una soglia di attivazione critica.

La finestra stretta: In queste persone, lo spazio tra l'apatia (ipo-arousal) e l'esplosione (iper-arousal) è ridottissimo. Piccoli segnali di rifiuto sociale attivano memorie somatiche del trauma perinatale, portando a una perdita immediata del controllo degli impulsi.

Il passaggio all'atto grave: In ambito clinico e di valutazione del rischio (secondo il protocollo ASVS), il passaggio all'atto è interpretato come il tentativo disperato del sistema nervoso di scaricare una tensione intollerabile dovuta all'uscita dalla finestra di tolleranza.

 

Inquilini del Trauma

(Brano sulla disregolazione emotiva e il passaggio all'atto)

(Strofa 1) Si restringe lo spazio, la soglia è superata, (Odo, the threshold is crossed), la finestra è chiusa, la mente è bloccata. (Mind is blocked, yeh), Non c'è più spazio per la riflessione, crolla l'argine della mediazione. Fuori dal margine di tolleranza, l’impulso prende tutta la stanza.

(Ritornello) Corteccia spenta, il buio corticale, il sistema limbico diventa viscerale. Senza controllo, senza più confini, del nostro trauma siamo gli inquilini. (We are the tenants of the trauma, yeh yeh), Corteccia spenta, la luce è fuggita, il passaggio all'atto segna la vita. (The shutdown marks the life, odo).

(Strofa 2) Il corpo ricorda ciò che la voce non dice, una ferita antica che non fa la cicatrice. L’amigdala urla, il freno è sparito, (The amígdala urla, the brake is gone), il senso del tempo è ormai sbiadito. Disregolazione, tempesta elettrica, una reazione che non è più etica.

(Ritornello) Corteccia spenta, il buio corticale, il sistema limbico diventa viscerale. Senza controllo, senza più confini, del nostro trauma siamo gli inquilini. (Tenants of the trauma, odo, yeh), Corteccia spenta, la luce è fuggita, il passaggio all'atto segna la vita. (The lights are gone, the shutdown).

(Ponte) E in quell'istante di cieco abbandono, non esiste logica, non c'è più suono. (No sound, joor, everything is quiet now), Se la corteccia smette di guidare, resta solo il vuoto da attraversare. (The vacuum remains... yeh).

(Outro) Disconnessione... Perdita del sé. Solo reazione. Corteccia spenta. (Corteccia spenta... the brain is offline... odo...)

Clicca sul link ed ascolta la canzone dell'AIPC Editore 2026 "Inquilini del trauma!

 

4. Strategie di autoregolazione di sopravvivenza

In assenza di una base sicura, l'individuo con C-PTSD perinatale sviluppa "protesi affettive" per gestire l'angoscia di annientamento:

StrategiaFunzione Psicotraumatologica
CiboRiempimento del vuoto del "non voluto" o controllo sul corpo rifiutato.
Alcol / SostanzeModulazione chimica per rientrare forzatamente nella finestra di tolleranza.
Disregolazione da GiocoRicerca di picchi dopaminergici per coprire il senso di morte psichica.
Relazioni TossicheRipetizione del trauma originario nel tentativo (fallimentare) di risolverlo.

 

5. Soglia di attivazione

Nelle persone che subiscono traumi relazionali precoci, la finestra di tolleranza è estremamente stretta. La mancanza di rispecchiamento affettivo impedisce lo sviluppo di capacità di autoregolazione.

Iper-arousal: L’urlo estremo è una risposta di iper-attivazione del sistema nervoso autonomo. Quando il “seno” (nutrimento fisico) non è accompagnato dal “nutrimento emotivo” (amore, accettazione), il bambino rimane in uno stato di allarme costante, non riuscendo a tornare a uno stato di calma (omeostasi).

La fame come simbolo del vuoto affettivo

L’intuizione di Iva è clinicamente accurata: “Il vuoto… si è trasformato in fame”. In psicotraumatologia, la fame insistente che “nessuno riusciva a placare” non è un bisogno calorico, ma una fame relazionale.

Il pancotto come regolatore esterno

Il passaggio al cibo solido (il pancotto) precocemente (a tre mesi) funge da “tappo” sensoriale. In assenza di una regolazione emotiva fornita dal calore del legame, il corpo cerca sollievo in stimoli fisici intensi.

Somatizzazione: Il corpo “grida” il bisogno di essere visto e accolto attraverso una richiesta incessante di cibo. Questa dinamica può porre le basi per future strategie di coping basate sull’incorporazione (disturbi alimentari, dipendenze) per gestire l’ansia derivante dal vuoto affettivo primordiale.

Il passaggio all’atto e la perdita di controllo

Sebbene nel racconto di Iva si parli di una neonata, la dinamica descritta — l’urlo nero, la fame insaziabile — prefigura quella vulnerabilità che, in età adulta, può portare al passaggio all’atto. Come documentato dalle ricerche del CIPR, ONOF e AIPC, la perdita del controllo degli impulsi è spesso l’esito di un sistema nervoso che non ha mai appreso a sostare nel dolore del rifiuto, reagendo con scariche esplosive o comportamenti compulsivi quando la ferita del “non essere amati” viene riattivata.

 

Supporto

Se senti che queste dinamiche di “vuoto” o di disregolazione emotiva appartengono alla tua storia, il Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR) offre percorsi specifici per elaborare i traumi da attaccamento e ampliare la propria finestra di tolleranza.

WhatsApp (11:00-16:00): 3924401930

Email: aipcitalia@gmail.com

 Sito: www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it

 

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