L’illusione della «resipiscenza»: oltre il pentimento formale nella clinica della violenza sessuale
Chi siamo: la rete clinico-scientifica AIPC, CIPR e ONOF
Dal 2001, l’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC), il Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR) e l’Osservatorio Nazionale Omicidi Familiari (ONOF) costituiscono una rete scientifica e clinica integrata dedicata alla ricerca, alla prevenzione e all’intervento specialistico nell’ambito della violenza relazionale, di genere e intrafamiliare.
La rete opera attivamente nella presa in carico sia delle presunte vittime sia dei presunti autori di violenza, inclusi i soggetti ristretti presso le Case Circondariali e le persone inviate per i percorsi di trattamento e recupero finalizzati alla concessione o al mantenimento della sospensione condizionale della pena, secondo quanto previsto dalle disposizioni del cosiddetto Codice Rosso (L. 69/2019 e succ. mod.). Attraverso un approccio evidence-based, gli enti applicano protocolli di valutazione clinica oggettiva, analisi psicofisiologica mediante biofeedback e percorsi di stabilizzazione psicotraumatologica volti all’autoregolazione emotiva e alla reale riduzione del rischio di recidiva.
1. Cos'è la resipiscenza?
Nel lessico giuridico e forense, la resipiscenza (dal latino resipiscere, «riconoscere il proprio errore», «ravvedersi») identifica la presa di coscienza critica del disvalore della condotta tenuta e un autentico ravvedimento. Tale costrutto viene tradizionalmente impiegato in ambito giudiziario per quantificare la pericolosità sociale e ponderare l'applicazione, la revoca o l'attenuazione delle misure cautelari ed esecutive.
Il paradosso clinico-forense: Sul piano neurobiologico e criminodinamico, la dichiarazione verbale («ho capito di aver sbagliato») non coincide con un reale processo di rielaborazione o di cambiamento strutturale. Essa si configura prevalentemente come una risposta di compliance opportunistica o un conformismo utilitaristico finalizzato a mitigare le conseguenze processuali immediate, privo di correlati psicofisiologici ed emotivi di effettiva consapevolezza del trauma inflitto.
2. Qual è il profilo personologico degli autori di violenza sessuale?
L'architettura personologica degli autori di violenza sessuale è caratterizzata da specifici meccanismi disfunzionali:
- Distorsioni cognitive stabili (Cognitive istortions): Schemi di pensiero rigidi che minimizzano o giustificano la prevaricazione, derubricandola a «debolezza momentanea» o attribuendo ambiguità al comportamento della vittima.
- Deficit empatico e distacco affettivo: Marcata presenza di tratti di insensibilità emotivo-relazionale (Callous-Unemotional traits) e senso di entitlement (diritto preteso sul corpo e sulla volontà dell'altro).
- Compartimentazione e scissione difensiva: Capacità di separare razionalmente l'acting-out violento dalla propria identità cosciente («non so cosa mi sia preso»), consentendo la pronuncia di espressioni riparatorie a mente lucida senza alcuna intaccatura della struttura disfunzionale sottostante.
3. Qual è il profilo psicofisiologico degli autori di violenza sessuale?
Il passaggio all'atto — in particolare nelle dinamiche di reiterazione a brevissimo intervallo temporale — trova fondamento nella psicofisiologia della disregolazione neurovegetativa ed emotiva:
- Collasso del controllo top-down corticale: Caduta transitoria dell'inibizione della corteccia prefrontale (dorsolaterale e ventromediale) con sequestro funzionale limbico/sottocorticale.
- Iperarousal e uscita dalla finestra di tolleranza: Attivazione neurovegetativa acuta con immediata uscita dalla finestra di tolleranza, azzeramento della modulazione della tensione interna e passaggio diretto all'acting-out motorio e predatorio.
- Dinamica omeostatica post-atto: Assenza di ripristino dell'equilibrio simpato-vagale; la prima scarica comportamentale funge da catalizzatore disinibente per ulteriori condotte a breve termine.
- Fase di rientro post-picco: Il pianto, il dispiacere manifestato o la collaborazione successiva corrispondono al rientro fisiologico dell'arousal a seguito dell'esaurimento del picco di disregolazione, momento in cui si riattiva una razionalizzazione verbale meramente estrinseca.
4. Qual è il profilo psicotraumatologico degli autori di violenza sessuale?
I dati clinici documentano come alla radice della vulnerabilità alla violenza impulsiva vi sia una matrice costante di traumi relazionali precoci e continui:
- Eziologia dello sviluppo: Esperienze infantili avverse (ACEs), trascuratezza affettiva cronica, abusi intrafamiliari e stili di attaccamento disorganizzato.
- Strutturazione del C-PTSD: Tali matrici traumatiche configurano quadri di Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso (C-PTSD), caratterizzati da una finestra di tolleranza marcatamente ristretta.
- Attivazione delle memorie implicite: Di fronte a frustrazioni, conflitti o tensioni relazionali, la carenza di schemi neurobiologici di autoregolazione attiva pattern arcaici di dominanza e prevaricazione, del tutto impermeabili al controllo cognitivo-morale razionale.
5. È compatibile la resipiscenza con gli autori di violenza sessuale?
Risposta clinica: Statisticamente No, nella sua accezione morale e verbale estemporanea.
Un'autentica elaborazione richiede:
- Mentalizzazione e risonanza somato-emotiva profonda: Una reale sintonizzazione con lo stato interno e con il trauma inflitto alla vittima, incompatibile con la mera adesione formale o con dichiarazioni di dispiacere opportunistiche.
- Integrazione neurofunzionale e stabilità neurovegetativa: Un percorso strutturato nel tempo che permetta l'ampliamento della finestra di tolleranza, processo impossibile da realizzare a poche ore o giorni dal reato in soggetti con grave vulnerabilità emotiva e disregolativa.
Conclusione e sintesi operativa
Superamento del formalismo giuridico: La quantificazione del rischio di recidiva e della pericolosità sociale non può fondarsi sulla valutazione estrinseca del «pentimento a parole» o sulla compliance processuale.
Protocollo clinico integrato: La valutazione forense e penitenziaria deve basarsi su parametri clinici e psicotraumatologici oggettivi, indagando la storia del trauma relazionale e monitorando la reattività neurovegetativa attraverso biofeedback e strumenti standardizzati.
Interventi riabilitativi mirati (Codice Rosso): Sia all'interno degli istituti penitenziari sia nelle misure alternative, i percorsi di recupero devono focalizzarsi sulla stabilizzazione somato-psichica e sull'autoregolazione emotiva, unici fattori capaci di prevenire il passaggio all'atto e garantire una reale tutela della collettività..
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